Ebbene si, anche io sono possessore di un account per la preview di Google Wave, molto probabilmente i primi test su un numero ristretto di utenti hanno dato esito positivo e molto presto il servizio verrà esteso ai nuovi richiedenti. Il meccanismo ad inviti è presente così come lo è stato per il lancio di Gmail, ma in questo caso l’invito inviato non viene immediatamente soddisfatto ma finisce in una coda che ha una priorità molto maggiore rispetto all’elenco di utenti iscritti in prima persona. Ad oggi gli inviti che ho inviato ancora non si sono trasformati in account, L’apertura progressiva del servizio sarà graduale anche per permettere agli sviluppatori di creare un set di estensioni minimo per dare un assaggio delle reali potenzialità della piattaforma. Attualmente infatti, queste potenzialità si scorgono appena, non ho avuto la possibilità di approfondire meglio le API esposte e le possibilità di utilizzo di una wave, l’idea che c’è dietro comunque è molto interessante, il concetto di wave come forma di comunicazione in tempo reale ed estendibile, con la possibilità di verificare lo storico e l’evoluzione nel tempo di questa, rende l’idea di come sia possibile trasformare una qualsiasi interazione (compresa quella utente-macchina) in una wave, sfruttando le potenzialità sopra citate ed integrandola eventualmente in sistemi preesistenti.
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Google ha pubblicato una nuovo “esperimento” nei sui labs, una piattaforma per l’aggregazione di news online: Google Fast Flip. È interessante analizzare la novità per capire meglio come si sta muovendo Google all’interno del mutevole panorama delle news online, soprattutto alla luce dei recenti problemi italiani legati allo sfruttamento delle notizie presenti sui quotidiani tramite Google News.
Update: è di ieri la notizia che la Commissione Europea aprirà un inchiesta sull’accordo annunciato il 20 aprile scorso fra Oracle e Sun Microsystems per l’acquisizione di quest’ultima per la cifra di 7,4 miliardi di dollari. L’annuncio, che già aveva sollevato perplessità sul possibile deterioramento dell’equilibrio nel mercato informatico, era stato seguito dai pareri positivi sia degli azionisti Sun, sia del Dipartimento di Giustizia Statunitense: in tempi di crisi un’operazione del genere era vista evidentemente come un’opportunità per rafforzare le fondamenta delle aziende coinvolte, sfruttando la grave situazione economica contingente per togliere voce in capitolo ai fautori della concorrenza e del libero mercato. More: Read the rest of this entry…

L’estate sta continuando a portare evoluzioni nel panorama informatico internazionale. Facendo un po’ di storia recente, dopo gli annunci passati delle acquisizioni Oracle-BEA e SUN-MySQL si percepiva un po’ di preoccupazione – sopratutto a causa di quest’ultima – riguardo ai possibili impatti che queste avrebbero avuto nel mondo dell’open source.
Chiaro il tentativo delle aziende coinvolte di acquisire tecnologie che permettano di implementare in poco tempo uno stack applicativo completo: Oracle necessitava di acquisire terreno nel campo degli application server ed aveva individuato in BEA il partner ideale, leader (dal mio punto di vista) nel campo degli enterprise application server con i prodotti Weblogic. D’altro canto sullo stesso piano SUN possedeva già un buon vantaggio sulo strato applicativo con JAVA/Glassfish ma mancava di un buon RDBMS, identificato questa volta in MySQL, prodotto di punta e rappresentante storico dei buoni risultati che si possono ottenere mediante lo sviluppo di un prodotto open-source supportato da una buona community. Ovviamente già si era vista in precedenza la tendenza di MySQL di muoversi verso un’ambiente maggiormente “enterprise”, ma l’acquisizione aveva scatenato timori nella community di un possibile fork del progetto open, SUN ovviamente aveva tutto l’interesse ad evitare la fuga di massa dei preziosi collaboratori e ha deciso saggiamente di non invertire la rotta intrapresa col rilascio dei sorgenti di Java e inserendo MySQL in questo contesto.
In realtà questi sono solo due fra gli esempi più lampanti di una tendenza generale – forse frutto del periodo di crisi che le aziende stanno attraversando – che porta alla ricerca di un’offerta caratterizzata da soluzioni verticali da offrire ai propri clienti, pacchetti all-inclusive che permettano di implementare soluzioni più omogenee e “fidelizzanti”.
In questo contesto va analizzata la notizia di sicuro meno in evidenza delle precedenti ma di sicuro impatto, soprattuto in ambito dello sviluppo di sistemi enterprise in ambito Java: l’acquisizione di SpringSource da parte di Vmware.
Se Oracle-BEA è stata sicuramente una mossa per contrastare Ibm nel campo dei prodotti indirizzati a grandi realtà, spingendo sulle tecnologie consolidate (?) che vengono ritenute di maggior presa sui grossi clienti (leggasi: SOA), la mossa di Vmware va vista in un’ottica più a lungo termine. A detta di molti, me compreso, il settore che avrà maggior sviluppo nell’immediato futuro sarà quello del cloud computing, un modello di distribuzione di servizi (SaaS) che ha avuto come aziende trainanti due realtà che si sono sempre dimostrate lungimiranti: Amazon e soprattuto Google. Amazon con gli ormai consolidati Amazon Web Services, Google qualche passo indietro ma in veloce recupero con la sua piattaforma Google App Engine, ma con una già consolidata offerta di servizi e prodotti, basti pensare a GMail e a Google Apps che permettono già alle aziende di soddisfare l’esigenza di software d’ufficio con costi estremamente ridotti. Per capire che si tratta di un’idea vincente basta analizzare come Microsoft, azienda largamente leader – quasi monopolistica aggiungerei io – nella fornitura di software da ufficio, si stia muovendo nella stessa direzione col nuovo pacchetto Office Online, ma sempre col consueto ritardo che comporta di volta in volta un erosione continua delle sue pur ampie fette di mercato.
Vmware, leader nelle soluzioni di virtualizzazione e di cloud computing con la sua mossa cerca di entrare prepotentemente nel mercato delle soluzioni verticali ed ha scelto (bene secondo me) SpringSource come partner per offrire una piattaforma applicativa su sistemi virtualizzati.
SpringSource, d’altro canto, è la società nata dagli ideatori del famoso Spring, framework di sviluppo Java che nel corso degli ultimi anni ha raggiunto grande popolarità nel campo dello sviluppo di soluzioni J2EE. SpringSource, comprendendo la necessità di ampliare il proprio campo, ha reputato insufficente il solo ausilio allo sviluppo che offriva il framework è stata molto operativa nel cercare di offrire una piattaforma software sempre più completa, lavorando sulle tre fasi fondamentali di implementazione di un sistema da loro identificate: build, deploy, manage. Ha sviluppato due diverse tipologie di application server. Il primo, SpringSource dm Server, basato su OSGi, e SpringSource tc Server, evoluzione con vocazione “enterprise” dell’onnipresente Apache Tomcat. L’acquisizione di Hyperic, invece, ha sicuramente avuto come scopo la necessità di offrire una soluzione di monitoring affermata che permettesse di completare l’offerta di una piattaforma completa.

Siamo arrivati ai fatti recenti, dopo alcune dimostrazioni di integrazione fra la piattaforma Spring e Vmware presentate allo SpringOne di quest’anno, si è arrivati all’acquisizione da parte di Vmware contemporanea al lancio della piattaforma di cloud computing per Java che si appoggia ad AWS, SpringSource Cloud Foundry, con la prospettiva futura di avere una soluzione architetturale integrata SpringSource/Vmware che offrirà al mercato un nuovo competitor nell’arena delle piattaforme di cloud computing, sicuramente a mio parere in grado in futuro di confrontarsi ad armi pari con le due attuali teste di serie Google ed Amazon nel campo PaaS.
Chiudo esponendo l’altra faccia della medaglia, le preoccupazioni che tale accordo ha comportato nell’affezionata comunità di sviluppatori Java nata attorno allo Spring Framework. Preoccupazioni sicuramente legate ad una possibile virata brusca verso una logica più “corporate” della politica di SpringSource che possa portare ad un evoluzione dei vari progetti con l’allontanamento dall’open source e dai benefici che questo comporta. Rod Johnson, CEO di SpringSource, nel post di annuncio dell’acquisizione, ha cercato di mitigare tali preoccupazioni:
Sleep easy – our commitment to open source practices, licenses and traditions will remain unchanged. We expect our contributions to open source to increase. Our open source projects will retain their commitment to enabling user choice. Spring will retain the portability between deployment environments that empowers users.
Analogamente, Steve Herrod, CTO di Vmware, descrive in dettaglio l’origine e lo scopo di tale accordo e identifica nella community una componente fondamentale degli sviluppi futuri.
Alla luce di tali annunci (e a mio modesto parere) le premesse di un abbandono di una logica open non ci sono, SpringSource ha tutto l’interesse a mantenere la popolarità dei suoi prodotti che l’hanno portata al punto in cui si trova, interesse condiviso da Vmware che molto probabilmente seguirà la stessa strada intrapresa da SUN con l’acquisizione di MySQL, lasciando alla community un ruolo primario all’interno del nuovo progetto.
È uscita ieri la nuova versione beta di Chrome 3 (3.0.195.4) che include alcune migliorie riguardo l’usabilità e soprattutto una velocità dichiarata del 30% maggiore rispetto alla precedente versione (test da: V8 e SunSpider).
New Tab Page
Nella pagina iniziale che appare quando si apre un nuovo tab, per capirci dove vengono visualizzate le thumbnail degli ultimi siti visitati, sarà possibile ordinare le thumbnails in modo personalizzato e bloccarne la posizione. Inoltre è possibile nascondere altre sezioni della pagina, come la cronologia recente.
Omnibox
Trattasi della barra dell’indirizzo di Chrome che aggrega la funzionalità di ricerca fra diverse fonti di dati quali i preferiti, la cronologia, le ricerche precedenti e i suggerimenti da Google. In questo caso è stata introdotta un’icona che permette di identificare meglio da quale fonte provenga il suggerimento.
Temi
Passando all’argomento meno tecnico ma sicuramente di maggiore impatto, è stato introdotto il supporto ai temi, è possibile adesso modificare l’aspetto grafico del browser. Qua la gallery con le possibili opzioni.
HTML5
Dal punto di vista maggiormente tecnico, prosegue l’implementazione di HTML5 all’interno del browser, col supporto dei tag video e dei web workers.
Altre modifiche minori riguardano la priorità con cui Chrome esegue le richieste HTTP quando ci sono più tab aperti in caricamento, ad esempio viene data priorità maggiore alla pagina visualizzata in modo da presentare più velocemente il contenuto attualmente visualizzato.
YouTube ha lanciato in via sperimentale una funzionalità di visualizzazione di video in 3D. È necessario registrare un video mediante due camere affiancate(oppure tramite una delle ormai tante fotocamere/videocamere che permettono la registrazione stereoscopica delle immagini) per poi generare un unico video con i due fotogrammi affiancati.

Una volta generato il filmato, va caricato inserendo fra i tag yt3d:enable=true, in questo caso va aggiunto anche il tag yt3d:aspect=16:9 per indicare il formato 16:9. Andando a rivedere il video, si avrà la possibilità di selezionare la tipologia di visualizzazione 3D, ad esempio mediante occhiali con lenti colorate rosso/ciano, oppure incrociando gli occhi (personalmente non ci sono riuscito).

Un esempio di video 3D è disponibile a questo indirizzo (qua la versione HD)

è stato pubblicato il nuovo portale italia.it. Da una prima rapida occhiata:
- adotta come standard xhtml 1.0 strict anche se l’hp non è valida a causa della mancanza di alcuni attributi alt sulle immagini
- usa jquery, fortunatamente è stato messo da parte il flash, a parte ovviamente per i video e le varie applicazioni uauchefigata2.0
- c’è il famoso link al meteo dell’aeronautica militare
- le sezioni contenutistiche sono erogate da provider esterni (telecomdesign, paginegialle, enit, ecc)
- la sezione “tour virtuali” fatta da telecomdesign è degna di nota per il mapping di zone non coperte dal triciclo di google (anche se a volte si vede il cappello dell’operatore nelle immagini, diciamo che “quattro passi davanti a google” sono troppi)
- la sezione “organizza il tuo viaggio” fornisce informazioni generiche e poco esaustive
- le immagini che ruotano nel background dell’header fanno cagare, perché sono nell’header, perché sono grandi, ruotano e sono di qualità pessima
A conti fatti lascia un senso di beta-version, sarà per il fatto che la parte contenutistica è incompleta e poco omogenea, le immagini sono di bassa qualità, l’aspetto tipografico del sito poco curato. Sicuramente c’è da lavorare parecchio sul look-and-feel, anche perché a conti fatti è un portale-vetrina, se la vetrina è brutta la gente non entra e non compra.
Ah, poi magari la prossima volta evitiamo di copiare (male) dal sito turistico della Spagna, anche perché se ci autoproclamiamo capitale mondiale del design, ci facciamo una brutta figura.
Girano rumors riguardo l’intenzione di Google di adottare e promuovere lo standard OpenID in modo più esteso. Attualmente Google fornisce già le funzionalità di autenticazione per le utenze presenti su Google Account ma sembra sia in progetto di ampliare tale possibilità a tutti gli account presenti su Google Apps di tipo Enterprise o Educational. Per adesso non sebra che tale funzionalità verrà estesa anche agli account basic.
Ecco parte dell’annuncio:
We are happy to announce that the Google OpenID Federated Login API has been extended to Google Apps accounts used by businesses, schools, and other organizations. The service is important not only to the individuals in those organizations, who can interact with a variety of consumer websites with a single credential, but also to the organizations themselves, who are increasingly reliant on multiple Software as a Service (SaaS) solutions from different vendors.







