spring-vmware

L’estate sta continuando a portare evoluzioni nel panorama informatico internazionale. Facendo un po’ di storia recente, dopo gli annunci passati delle acquisizioni Oracle-BEA e SUN-MySQL si percepiva un po’ di preoccupazione – sopratutto a causa di quest’ultima – riguardo ai possibili impatti che queste avrebbero avuto nel mondo dell’open source.

Chiaro il tentativo delle aziende coinvolte di acquisire tecnologie che permettano di implementare in poco tempo uno stack applicativo completo: Oracle necessitava di acquisire terreno nel campo degli application server ed aveva individuato in BEA il partner ideale, leader (dal mio punto di vista) nel campo degli enterprise application server con i prodotti Weblogic. D’altro canto sullo stesso piano SUN possedeva già un buon vantaggio sulo strato applicativo con JAVA/Glassfish ma mancava di un buon RDBMS, identificato questa volta in MySQL, prodotto di punta e rappresentante storico dei buoni risultati che si possono ottenere mediante lo sviluppo di un prodotto open-source supportato da una buona community. Ovviamente già si era vista in precedenza la tendenza di MySQL di muoversi verso un’ambiente maggiormente “enterprise”, ma l’acquisizione aveva scatenato timori nella community di un possibile fork del progetto open, SUN ovviamente aveva tutto l’interesse ad evitare la fuga di massa dei preziosi collaboratori e ha deciso saggiamente di non invertire la rotta intrapresa col rilascio dei sorgenti di Java e inserendo MySQL in questo contesto.

In realtà questi sono solo due fra gli esempi più lampanti di una tendenza generale – forse frutto del periodo di crisi che le aziende stanno attraversando – che porta alla ricerca di un’offerta caratterizzata da soluzioni verticali da offrire ai propri clienti, pacchetti all-inclusive che permettano di implementare soluzioni più omogenee e “fidelizzanti”.

In questo contesto va analizzata la notizia di sicuro meno in evidenza delle precedenti ma di sicuro impatto, soprattuto in ambito dello sviluppo di sistemi enterprise in ambito Java: l’acquisizione di SpringSource da parte di Vmware.

Se Oracle-BEA è stata sicuramente una mossa per contrastare Ibm nel campo dei prodotti indirizzati a grandi realtà, spingendo sulle tecnologie consolidate (?) che vengono ritenute di maggior presa sui grossi clienti (leggasi: SOA), la mossa di Vmware va vista in un’ottica più a lungo termine. A detta di molti, me compreso, il settore che avrà maggior sviluppo nell’immediato futuro sarà quello del cloud computing, un modello di distribuzione di servizi (SaaS) che ha avuto come aziende trainanti due realtà che si sono sempre dimostrate lungimiranti: Amazon e soprattuto Google. Amazon con gli ormai consolidati Amazon Web Services, Google qualche passo indietro ma in veloce recupero con la sua piattaforma Google App Engine, ma con una già consolidata offerta di servizi e prodotti, basti pensare a GMail e a Google Apps che permettono già alle aziende di soddisfare l’esigenza di software d’ufficio con costi estremamente ridotti.  Per capire che si tratta di un’idea vincente basta analizzare come Microsoft, azienda largamente leader – quasi monopolistica aggiungerei io – nella fornitura di software da ufficio, si stia muovendo nella stessa direzione col nuovo pacchetto Office Online, ma sempre col consueto ritardo che comporta di volta in volta un erosione continua delle sue pur ampie fette di mercato.

Vmware, leader nelle soluzioni di virtualizzazione e di cloud computing con la sua mossa cerca di entrare prepotentemente nel mercato delle soluzioni verticali ed ha scelto (bene secondo me) SpringSource come partner per offrire una piattaforma applicativa su sistemi virtualizzati.

SpringSource, d’altro canto, è la società nata dagli ideatori del famoso Spring, framework di sviluppo Java che nel corso degli ultimi anni ha raggiunto grande popolarità nel campo dello sviluppo di soluzioni J2EE. SpringSource, comprendendo la necessità di ampliare il proprio campo, ha reputato insufficente il solo ausilio allo sviluppo che offriva il framework  è stata molto operativa nel cercare di offrire una piattaforma software sempre più completa, lavorando sulle tre fasi fondamentali di implementazione di un sistema da loro identificate: build, deploy, manage. Ha sviluppato due diverse tipologie di application server. Il primo, SpringSource dm Server, basato su OSGi, e SpringSource tc Server, evoluzione con vocazione “enterprise” dell’onnipresente Apache Tomcat. L’acquisizione di Hyperic, invece, ha sicuramente avuto come scopo la necessità di offrire una soluzione di monitoring affermata che permettesse di completare l’offerta di una piattaforma completa.

Siamo arrivati ai fatti recenti, dopo alcune dimostrazioni di integrazione fra la piattaforma Spring e Vmware presentate allo SpringOne di quest’anno, si è arrivati all’acquisizione da parte di Vmware contemporanea al lancio della piattaforma di cloud computing per Java che si appoggia ad AWS, SpringSource Cloud Foundry, con la prospettiva futura di avere una soluzione architetturale integrata SpringSource/Vmware che offrirà al mercato un nuovo competitor nell’arena delle piattaforme di cloud computing, sicuramente a mio parere in grado in futuro di confrontarsi ad armi pari con le due attuali teste di serie Google ed Amazon nel campo PaaS.

Chiudo esponendo l’altra faccia della medaglia, le preoccupazioni che tale accordo ha comportato nell’affezionata comunità di sviluppatori Java nata attorno allo Spring Framework. Preoccupazioni sicuramente legate ad una possibile virata brusca verso una logica più “corporate” della politica di SpringSource che possa portare ad un evoluzione dei vari progetti con l’allontanamento dall’open source e dai benefici che questo comporta. Rod Johnson, CEO di SpringSource, nel post di annuncio dell’acquisizione, ha cercato di mitigare tali preoccupazioni:

Sleep easy – our commitment to open source practices, licenses and traditions will remain unchanged. We expect our contributions to open source to increase. Our open source projects will retain their commitment to enabling user choice. Spring will retain the portability between deployment environments that empowers users.

Analogamente, Steve Herrod, CTO di Vmware, descrive in dettaglio l’origine e lo scopo di tale accordo e identifica nella community una componente fondamentale degli sviluppi futuri.

Alla luce di tali annunci (e a mio modesto parere) le premesse di un abbandono di una logica open non ci sono, SpringSource ha tutto l’interesse a mantenere la popolarità dei suoi prodotti che l’hanno portata al punto in cui si trova, interesse condiviso da Vmware che molto probabilmente seguirà la stessa strada intrapresa da SUN con l’acquisizione di MySQL, lasciando alla community un ruolo primario all’interno del nuovo progetto.

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